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La storia
Nel 1738  Carlo di Borbone re di Napoli, affidò ad Angelo Carasale, a Giovanni Antonio Medrano ed Antonio Canevari i lavori per la costruzione della Reggia di Capodimonte. In principio il re ebbe l’idea di costruire un casino di caccia sulla collina di Capodimonte.
La Reggia di Capodimonte in una foto del 1880 circa

Solo in un secondo momento, il re decise di costruire un palazzo che potesse ospitare le pregiate collezioni Farnese ereditate dalla madre Elisabetta. I lavori, iniziati il 9 settembre del 1738, proseguirono a rilento per circa un secolo a causa dell’enorme difficoltà derivata dal trasporto del piperno scavato nelle cave di Pianura.

Nel 1758 una parte della Reggia fu aperta e la collezione fu sistemata. Nel 1760, Ferdinando IV affidò all’architetto Ferdinando Fuga l’ampliamento della Reggia e la cura del parco. Nel 1780 fu ospite di Capodimonte lo scultore Antonio Canova.

Nel 1787 su consiglio di Jakob Philipp Hackert fu istituito nel Museo un laboratorio di restauro dei dipinti, affidato a Federico Anders. Durante la rivoluzione del 1799, dopo che il re Ferdinando IV scappò a Palermo portando con sé nella fuga i pezzi più pregiati delle collezioni, il Palazzo fu occupato dalle truppe del generale Championnet e le raccolte darte furono saccheggiate.

Durante il Decennio francese (1806-1815) la Reggia fu privata della sua funzione museale per acquisire unesclusiva destinazione residenziale: divenne, infatti, residenza di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat.Gli ambienti del Palazzo vennero arredati e allestiti per ospitare i nuovi sovrani e tutti gli oggetti d’arte furono trasferiti nel Palazzo degli Studi, sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dopo che nel 1815 Ferdinando IV tornò dall’esilio siciliano, la reggia riprese la sua funzione residenziale e si intrapresero nuovi lavori nel palazzo e nel parco. Una schiera di pittori, scultori e artigiani furono chiamati a decorare le sale della Reggia, in particolare il Salone delle Feste.

Nel 1825 con l’ascesa al trono di Francesco I vengono affidati i lavori ad Antonio Niccolini, architetto di Casa Reale. Tra il 1826 e il 1836 si realizza l’intervento urbanistico dello scalone monumentale che dal Tondo sale a Capodimonte e nel 1828, prospiciente la facciata occidentale della Reggia, viene edificata la Palazzina dei Principi destinata ad abitazione dei membri della famiglia reale, circondata da un giardino botanico modellato all’inglese.In quegli stessi anni Niccolini progetta lassetto e lapparato decorativo del Salone da ballo e del Salottino pompeiano.

Dopo la morte di Francesco I nel 1830, il nuovo sovrano Ferdinando II nel 1832, conferisce al Niccolini e a Tommaso Giordano l’incarico di portare a termine alcuni importanti interventi architettonici, vale a dire il compimento dell’edificio nel lato settentrionale, il rivestimento delle facciate e dei cortili, gli apparati decorativi del palazzo, il completamento della scala esagonale con gradini di marmo, ringhiere di ferro e riquadrature di stucco alle pareti.

Su progetto di Niccolini vengono eseguiti dagli scultori Giuseppe Calì, Francesco Saverio Citarelli, Angelo Solari e Gennaro Aveta camini marmorei ispirati a diversi stili, finemente intagliati e arricchiti di statue, mentre sono realizzati candelabri bronzei su disegno di Tito Angelini.

Edificato il terzo cortile, si progetta lo scalone monumentale per consentire l’accesso al piano nobile. Per il nuovo scalone realizzato su progetto di Tommaso Giordano, vengono utilizzati marmi di Carrara per gli ampi gradini e marmi di Mondragone per le colonne fortemente rastremate che sispirano ai templi di Paestum.

Completata finalmente la Reggia, a partire dal 1840, nei suoi ambienti, su proposta del ministro Nicola Santangelo, viene ospitata una pinacoteca darte contemporanea caratterizzata dalla presenza di ritratti della famiglia reale, dipinti di artisti italiani di formazione neoclassica e opere di pittori accademici napoletani.

Con l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, la Reggia passò ai Savoia, che la utilizzarono come residenza. Nel 1864 i Savoia attuarono, grazie ad Annibale Sacco, Domenico Morelli e Federico Maldarelli, l’arricchimento delle raccolte d’arte. Sacco opera scelte collezionistiche ad ampio respiro e arricchisce le raccolte di Capodimonte. Dalla Reggia di Napoli, inoltre, giunge lArmeria sistemata in sette stanze sul lato opposto del Salone da ballo, costituita da numerose e pregevoli armature e armi bianche o da fuoco di provenienza farnesiana.

Nel 1866 venne trasferito il celebre boudoir di Maria Amalia di Sassonia, proveniente dalla Reggia di Portici, e nel 1877 un pavimento marmoreo d’età romana proveniente dalla Favorita di Resina e ritrovato nel 1788 in unantica villa romana di Capri.

Il Salottino di porcellana, iniziato nel 1757 e terminato completamente due anni dopo, fu realizzato con oltre 3000 pezzi di porcellana e fu sicuramente il lavoro più importante che abbiano mai realizzato le fabbriche europee di porcellana, e massima espressione dell’arte della porcellana di Capodimonte.

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